Monday, September 19, 2011

Italy vs New York




It is paradoxical to think of having to move in a city where you're one in a million but you are more likely to become somebody. A place where no one turns to look you, where the guy with which you spoke this morning at the bar you won’t see him ever again and you both know it but you don’t care. 
Making the decision to move is not an easy thing. It isn’t easy to uproot from where you have grown small and insignificant habits, leaving people who are the pillars of your life and where everything you do is programmed by years of daily experience. It's easy to live and die in the same place. You don’t have to compare with anyone you don’t know for years and who often don’t even need to talk. 
Then comes that day when you do the comparison with yourself and you wonder how would be your life in ten years. And in that moment that you empty the dream drawer, you put them in a suitcase and you leave like a merchant to search someone that help you to achieve them. Many people will never have the courage to take this decision and expect that their desires vanish leaving a drawer full of remorses. 
The American dream is the same as what my grandparents had 50 years ago. Leaving means having the ability to re-invent yourself, to reborn a second time, you can start all over again from scratch. Millions of opportunity, a thousand paths to choose from. In New York "What doesn’t happen today, happens tomorrow". It is never your last shot, you have always another opportunity, as long as you basket and then you will be the ONE in a million, but always with Italy in the heart.



E’ paradossale pensare di doversi trasferire in una città dove sei uno su un milione eppure hai più probabilità di diventare qualcuno. Un posto dove nessuno si gira a guardarti, dove quello con cui hai parlato questa mattina al bar non lo rivedrai mai più ed entrambi lo sapete benissimo e non ve ne frega.
Prendere la decisione di trasferirsi non è una cosa facile. Non è facile sradicarsi dal posto in cui hai coltivato piccole ed insignificanti abitudini, lasciare persone che fanno da colonne portanti alla tua vita e dove ogni cosa che fai è programmata da anni di esperienze quotidiane. E’ facile nascere e morire nello stesso posto. Non ti devi confrontare con nessuno che non conosci già da anni e con il quale molto spesso non hai bisogno nemmeno di dialogare.
Poi arriva quel giorno in cui il confronto lo fai con te stesso e ti chiedi come vorresti fosse la tua vita fra dieci anni. E’ proprio in quel momento che svuoti il cassetto pieno di sogni, lo rinchudi in una valigia e come un mercante parti per cercare qualcuno che ti aiuti a realizzarli. Molte persone non avranno mai il coraggio di prendere questa decisione e aspettano che i loro desideri svaniscano lasciando spazio ai rimorsi.
Il sogno americano è lo stesso di quello che i miei nonni avevano 50 anni fa. Partire vuol dire avere la possibilità di riinventarsi, di rinascere una seconda volta, di cominciare tutto di nuovo da zero. Milioni di opportunità, mille strade da poter scegliere. A New York “What doesn’t happen today, happens tomorrow”, quello che non accade oggi, accade domani. Non è mai il tuo last shot, hai sempre un altro tentantivo, finchè se ci credi fai canestro e allora sarai quel UNO su un milione, ma sempre con l’Italia nel cuore.


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